Nelle biblioteche e nei musei
le nuove sfide per i volontari

Dal 2012 il progetto ha già accolto circa 280 volontari di cui 252 oggi sono attivi.
Ciascuno offre poche ore alla settimana, ma insieme donano alla Valtellina e alla Valchiavenna più di 45 mila ore/anno di attività preziosa e strategica.

Il grado di soddisfazione risulta buono sia tra i volontari, sia nella popolazione, sia negli Enti; proprio per questo è il momento di osare di più: per essere più qualitativi e capillari, e anche per dare voce a nuove istanze e opportunità.

È importante capire le nuove esigenze culturali nel mondo che cambia

In pochi decenni sono cambiate cose fondamentali: il modo di stare insieme, la morale, il lavoro, la distribuzione della ricchezza, perfino la vita sul Pianeta.

Al centro: la nostra vita

Cambia il nostro modo di capire (o non capire), di adeguarci (o di non riuscirci), di scegliere se  contribuire personalmente a migliorare le cose.

Questo ci fa essere più felici o infelici, più sociali o soli, più attivi o passivi, più entusiasti o depressi. Condiziona anche il modo di decidere che ciascuno ha davanti alle piccole e grandi scelte della vita.
Capire, adeguarsi, condividere, essere, scegliere… oggi si chiama cultura.

Cultura non è conoscere tante informazioni: basta un telefonino per trovarne mille più di Diderot e d’Alembert.
E allora (col telefonino) vediamo cosa dice Wikipedia alla voce “cultura”:
“un sistema di saperi, opinioni, credenze, costumi e comportamenti che caratterizzano un gruppo umano particolare; un’eredità storica che nel suo insieme definisce i rapporti all’interno di quel gruppo sociale e quelli con il mondo esterno.”
Per chi legge in fretta ripetiamo: la cultura è un sistema.

Musei e biblioteche hanno nuovi compiti

Come ieri connettono gli uomini al sapere.
Ieri bisognava combattere l’ignoranza offrendo a tutti l’accesso a libri e opere d’arte (che sono “cose” in “posti” a una certa “distanza” da chi vuole utilizzarle).
Oggi il digitale fa tutto con elettroni che danzano, senza cose, senza posti e a distanza zero.
Anzi, fa quasi tutto, c’è un nuovo tipo di ignoranza: avere troppe informazioni senza sapere cosa farne. Così proprio quei posti e quelle cose possono soccorrerci, specialmente se sono vicine a casa: ma occorre inventare e proporre nuovi modi di fruirne, più attuali.

Oggi alla cultura mancano quattro ingredienti che ieri abbondavano:
– il tempo,
– la capacità di selezionare cosa importa davvero ,
– la possibilità di fare ragionamenti lunghi o articolati,
– l’abitudine di stare insieme a pensare, creare e narrare.

Musei e biblioteche possono offrire alla loro comunità tempo, criteri di scelta, intelligenza e buone abitudini.

L’idea “snob” di cultura

Incarna un diffuso pregiudizio che la intende come noiosa, elitaria, autoreferenziale, distante dalle esigenze “concrete” delle cosiddette “persone normali”.
Quest’idea esclusiva (cioè non inclusiva) è un atteggiamento provinciale nel senso che era tipico di certe vecchie élite nelle provincie di tutto il mondo; oggi  sarebbe ridicola ed obsoleta, se non fosse assunta come giustificazione dal diffuso analfabetismo funzionale che colpisce tre quarti degli italiani.

Chi meglio dei volontari può smentire i pregiudizi coi fatti e creare una concreta e quotidiana fusione tra la cultura “popolare” e la cultura “alta”?

Noi volontari possiamo dare quello che manca (almeno un po’).

Siamo persone normali, ma coltiviamo in noi alcune virtù: determinazione, motivazione, piacere di stare con gli altri, condivisione di valori etici, sociali e umani, piacere per le cose belle, un po’ di coraggio, una giusta dose di sfida e un pizzico di incontentabilità. Insomma: cultura.
È già tutto nella parola “volontari”: abbiamo volontà, voglia (e anche qualche sana velleità) per difendere  quel “sistema di saperi, opinioni, credenze, costumi e comportamenti”; e quando non c’è più, per farlo rinascere.
Ovunque nel mondo, ma mettendoci in gioco personalmente, adesso e qui: in Valtellina e Valchiavenna.

2. È meglio avere pochi scopi ma chiari.

Con questi quattro scopi principali il programma ha preso forma fin dall’inizio e oggi continua la sua strada:

  1. avvicinare le biblioteche e i musei alle nuove esigenze culturali,
  2. aiutarli a mettere radici più profonde nella comunità,
  3. dare efficacia all’attività dei volontari con una buona progettazione e un bel lavoro di rete,
  4. arricchire le proposte grazie al contributo diretto dei cittadini, delle loro competenze e dei loro talenti.

3. 2017, si può fare il salto

Nel 2016 è stato riconosciuto un importante finanziamento dalla fondazione CARIPLO che ha incoraggiato a rinforzare (numericamente e qualitativamente) le proposte.
Anche questo sito, avviato in settembre 2016, nasce da questo sviluppo.

Il salto da fare non è solo numerico: è soprattutto qualitativo in direzione dei quattro scopi appena elencati.
Servono nuove forze e i nuovi volontari ci saranno preziosissimi; ma ora per accrescere la qualità del progetto ciascuno può contribuire:

  • a diffondere le proposte
  • a dare dei suggerimenti
  • a partecipare alle iniziative.