Nelle biblioteche e nei musei
le nuove sfide per i volontari

Dal 2012 il progetto ha già accolto più di 300 volontari.
Ciascuno offre poche ore alla settimana, ma insieme donano alla Valtellina e alla Valchiavenna più di 45 mila ore/anno di attività preziosa e strategica.

Il grado di soddisfazione risulta buono sia tra i volontari, sia nella popolazione, sia negli Enti; proprio per questo è il momento di osare di più: per essere più qualitativi e capillari, e anche per dare voce a nuove istanze e opportunità.

1. È importante capire le nuove esigenze culturali nel mondo che cambia

In pochi decenni sono cambiate cose fondamentali: il modo di stare insieme, la morale, il lavoro, la distribuzione della ricchezza, perfino la vita sul Pianeta.

Al centro: la nostra vita

Cambia il nostro modo di capire (o non capire), di adeguarci (o di non riuscirci), di scegliere se  contribuire personalmente a migliorare le cose.

Questo ci fa essere più felici o infelici, più sociali o soli, più attivi o passivi, più entusiasti o depressi. Condiziona anche il modo di decidere che ciascuno ha davanti alle piccole e grandi scelte della vita.
Capire, adeguarsi, condividere, essere, scegliere… oggi si chiama cultura.

Cultura non è conoscere tante informazioni: basta un telefonino per trovarne mille più di Diderot e d’Alembert.
E allora (col telefonino) vediamo cosa dice Wikipedia alla voce “cultura”:
“un sistema di saperi, opinioni, credenze, costumi e comportamenti che caratterizzano un gruppo umano particolare; un’eredità storica che nel suo insieme definisce i rapporti all’interno di quel gruppo sociale e quelli con il mondo esterno.”
Per chi legge in fretta ripetiamo: la cultura è un sistema.

Musei e biblioteche hanno nuovi compiti

Come ieri connettono gli uomini al sapere.
Ieri bisognava combattere l’ignoranza offrendo a tutti l’accesso a libri e opere d’arte (che sono “cose” in “posti” a una certa “distanza” da chi vuole utilizzarle).
Oggi il digitale fa tutto con elettroni che danzano, senza cose, senza posti e a distanza zero.
Anzi, fa quasi tutto, c’è un nuovo tipo di ignoranza: avere troppe informazioni senza sapere cosa farne. Così proprio quei posti e quelle cose possono soccorrerci, specialmente se sono vicine a casa: ma occorre inventare e proporre nuovi modi di fruirne, più attuali.

Oggi alla cultura mancano quattro ingredienti che ieri abbondavano:
– il tempo,
– la capacità di selezionare cosa importa davvero ,
– la possibilità di fare ragionamenti lunghi o articolati,
– l’abitudine di stare insieme a pensare, creare e narrare.

Musei e biblioteche possono offrire alla loro comunità tempo, criteri di scelta, intelligenza e buone abitudini.

L’idea “snob” di cultura

Incarna un diffuso pregiudizio che la intende come noiosa, elitaria, autoreferenziale, distante dalle esigenze “concrete” delle cosiddette “persone normali”.
Quest’idea esclusiva (cioè non inclusiva) è un atteggiamento provinciale nel senso che era tipico di certe vecchie élite nelle provincie di tutto il mondo; oggi  sarebbe ridicola ed obsoleta, se non fosse assunta come giustificazione dal diffuso analfabetismo funzionale che colpisce tre quarti degli italiani.

Chi meglio dei volontari può smentire i pregiudizi coi fatti e creare una concreta e quotidiana fusione tra la cultura “popolare” e la cultura “alta”?

Noi volontari possiamo dare quello che manca (almeno un po’).

Siamo persone normali, ma coltiviamo in noi alcune virtù: determinazione, motivazione, piacere di stare con gli altri, condivisione di valori etici, sociali e umani, piacere per le cose belle, un po’ di coraggio, una giusta dose di sfida e un pizzico di incontentabilità. Insomma: cultura.
È già tutto nella parola “volontari”: abbiamo volontà, voglia (e anche qualche sana velleità) per difendere  quel “sistema di saperi, opinioni, credenze, costumi e comportamenti”; e quando non c’è più, per farlo rinascere.
Ovunque nel mondo, ma mettendoci in gioco personalmente, adesso e qui: in Valtellina e Valchiavenna.

2. È meglio avere pochi scopi ma chiari.

Con questi quattro scopi principali il programma ha preso forma fin dall’inizio e oggi continua la sua strada:

  1. avvicinare le biblioteche e i musei alle nuove esigenze culturali,
  2. aiutarli a mettere radici più profonde nella comunità,
  3. dare efficacia all’attività dei volontari con una buona progettazione e un bel lavoro di rete,
  4. arricchire le proposte grazie al contributo diretto dei cittadini, delle loro competenze e dei loro talenti.

3. 2017, il FINANZIAMENTO

Nel 2016 è stato riconosciuto un importante finanziamento dalla fondazione CARIPLO, che ha incoraggiato a rinforzare (numericamente e qualitativamente) le proposte.
Anche questo sito, avviato in settembre 2016, nasce da questo sviluppo.

Il miglioramento non è stato solo numerico: è stato soprattutto qualitativo in direzione dei quattro scopi sopra elencati.

4. 2018 la valutazione dell’impatto sociale

Il finanziamento Cariplo ha permesso tra l’altro di compiere una valutazione dell’impatto sociale del programma Volontari per la Cultura.

E’ qui disponibile il report completo realizzato da ASVAPP Torino

http://www.volontariperlacultura.it/iovolontario/wp-content/uploads/2018/12/Report_def-1.pdf